Vinitaly and the City e Sibari si accende
Sibari- Kalabria [ENA] Vinitaly and the City accende Sibari. Occhiuto: «La Calabria cresce più di tutti, ora impariamo a raccontare le nostre eccellenze» Nel cuore del Parco archeologico la terza edizione dell’evento che mette insieme vino, cultura e turismo. Il governatore rivendica i risultati della regione.
SIBARI – Calici di vino alzati al cielo, le luci della sera e, tutt’intorno, la storia millenaria della Magna Grecia. A Sibari la cornice fa inevitabilmente la differenza. Perché qui il vino non è soltanto qualcosa da degustare. Diventa il filo che tiene insieme pezzi diversi della Calabria: l’agricoltura, le imprese, il turismo, il paesaggio e una storia che affonda le sue radici molto lontano nel tempo. È in questo scenario che il Parco archeologico di Sibari ha aperto le porte alla terza edizione di Vinitaly and the City, ormai diventato uno degli appuntamenti più riconoscibili dell’estate calabrese.
Un evento che quest’anno cresce ancora. Dopo Sibari, infatti, la manifestazione arriverà per la prima volta anche a Reggio Calabria, l’8 e il 9 agosto, portando il format sul Lungomare della città dello Stretto. Ma per il momento il centro di tutto è qui, nella Sibaritide. Ed è proprio da Sibari che le istituzioni lanciano un messaggio che va ben oltre il vino: la Calabria, sostengono, deve imparare a raccontarsi in maniera diversa. Non nascondendo i problemi, ma smettendo di dimenticare tutto il resto. A Sibari il vino incontra la Magna Grecia A guidare la serata inaugurale è stato il giornalista calabrese Tommaso Labate, chiamato ad accompagnare gli interventi dei rappresentanti istituzionali.
Sul palco sono saliti, tra gli altri, il presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto, l’assessore regionale all’Agricoltura Gianluca Gallo, il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida e quello della Cultura Alessandro Giuli. Il tema che ritorna, quasi inevitabilmente, è quello dell’identità. Perché organizzare una manifestazione dedicata al vino proprio nel cuore dell’antica Sibari significa mettere insieme due storie che, in realtà, non sono mai state così lontane. Da queste parti la cultura del vino viene da lontano.
E oggi quella storia antichissima prova a dialogare con una generazione di produttori che guarda ai mercati internazionali, rinnova le aziende di famiglia, cambia il modo di comunicare e prova a conquistare nuovi consumatori. È questa la scommessa di Vinitaly and the City: partire da una bottiglia per raccontare tutto quello che c’è intorno. Gallo: «La Calabria deve mostrare quello che ha» L’assessore regionale all’Agricoltura Gianluca Gallo insiste soprattutto su questo punto. La Calabria, dice in sostanza, per troppo tempo ha avuto grandi eccellenze senza riuscire a mostrarle fino in fondo. Adesso la sfida è farle conoscere.
«La più bella risposta che si può dare al mondo rispetto all’eccellenza della Calabria è mostrarla, farla vivere in tutta la sua stupenda biodiversità culturale e naturale». A Sibari questa idea prende forma in maniera quasi naturale. Ci sono gli scavi archeologici, il paesaggio, il vino e una storia che attraversa i secoli. Ma ci sono soprattutto aziende che cercano di trasformare questa eredità in qualcosa di contemporaneo. Gallo lo racconta attraverso un’immagine particolarmente efficace: le radici profonde dei calabresi che germogliano in un tralcio di vite e diventano qualcosa capace di competere sui mercati nazionali e internazionali.
È probabilmente questa la fotografia che meglio racconta l’idea alla base della manifestazione. Le radici non come qualcosa da custodire gelosamente e basta, ma come una risorsa da trasformare in futuro. Dalle cantine parte il racconto del territorio Il presidente della Regione Roberto Occhiuto parte invece da una considerazione molto concreta. La Calabria non può competere con le grandi regioni italiane del vino guardando soltanto al numero delle bottiglie prodotte. E forse non deve nemmeno farlo. La partita, secondo il governatore, si gioca altrove.
«Noi non siamo una regione paragonabile ad altre in termini di bottiglie prodotte, ma abbiamo voluto investire in questo ambito perché investendo sulle cantine abbiamo investito sulla conoscenza del territorio». Per Occhiuto le cantine sono diventate veri e propri ambasciatori della Calabria. «Le cantine raccontano il territorio, sono uno straordinario veicolo di marketing territoriale». Dietro molte di queste realtà ci sono giovani che hanno raccolto il lavoro iniziato dai genitori e dai nonni. Hanno cambiato le etichette, investito nella comunicazione, cercato nuovi mercati. Hanno innovato senza cancellare quello che c’era prima.
Ed è forse proprio questo uno degli aspetti più interessanti del nuovo corso del vino calabrese: riuscire a guardare fuori senza perdere il legame con il luogo dal quale tutto è partito. Occhiuto: «Questa è una Calabria orgogliosa e ambiziosa» Poi il discorso si allarga. Dal vino si passa alla Calabria e, inevitabilmente, al modo in cui questa regione viene raccontata. Occhiuto non nasconde la soddisfazione per una manifestazione arrivata alla sua terza edizione e cresciuta, sostiene, anno dopo anno. «Oggi sono più orgoglioso degli altri giorni perché questa è la terza edizione di Vinitaly and the City e sono riconoscente all’assessore Gallo per aver organizzato ogni anno meglio dell’anno precedente questa manifestazione».
Ma il passaggio più politico arriva poco dopo. Il governatore parla di «una Calabria orgogliosa e ambiziosa» e rivendica i risultati economici raggiunti dalla regione. Cita i dati sulla crescita del Pil, l’aumento dell’occupazione stabile e l’andamento del turismo. Numeri che, secondo Occhiuto, raccontano una regione diversa da quella che troppo spesso finisce sulle prime pagine soltanto per le classifiche negative. Ed è qui che arriva la stoccata. «Quando c’è una classifica che descrive la Calabria all’ultimo posto, titoli di giornale: “La Calabria ultima”. Quando c’è una classifica che dice che la Calabria è prima, allora si dice: “Ma chissà come le fanno queste classifiche”». Una battuta, certo. Ma fino a un certo punto.
Perché dietro quelle parole c’è una delle battaglie politiche e culturali che Occhiuto porta avanti da tempo: cambiare la percezione della Calabria fuori dalla Calabria. «Raccontiamo anche la Calabria delle eccellenze» Il presidente lo chiarisce subito. Raccontare una Calabria diversa non significa far finta che i problemi non esistano. «Dei problemi continuiamo ad occuparci. Però siccome amiamo questa regione facciamo in modo che della Calabria si possa parlare in maniera diversa rispetto al passato». È quel “anche” a fare la differenza. «Abbiamo scelto di raccontare anche la Calabria delle eccellenze, anche la Calabria delle straordinarie risorse che ha questa bellissima regione».
Un concetto che attraversa tutta la serata e sul quale torna anche Gallo. Secondo l’assessore è arrivato il momento di riconoscere la crescita di territori che per anni sono stati raccontati quasi esclusivamente attraverso le loro difficoltà. «Oggi è importante riconoscere la crescita, lo sviluppo non soltanto culturale ma anche economico, sociale e aggiungo morale di zone che per anni sono state maltrattate, anche dai calabresi stessi, ma soprattutto da un racconto, da una narrazione troppo severa». Un tema ripreso anche dal ministro della Cultura Alessandro Giuli, che ha parlato della necessità di superare una narrazione «infelice e troppo severa».
«In Veneto nei capannoni, noi qui tra gli scavi» Sul finale Occhiuto si concede anche una battuta destinata inevitabilmente a far discutere. Il confronto è con il Veneto, la terra dove Vinitaly è nato ed è diventato uno dei grandi appuntamenti internazionali dedicati al vino. «Sono stato tante volte al Vinitaly, organizzato benissimo, ma loro lo fanno nei capannoni. Noi lo facciamo qui all’aperto, con gli scavi. Siamo persino più fortunati del Veneto». Più che una gara tra regioni, il senso delle parole del governatore sembra essere un altro. La Calabria ha qualcosa che difficilmente può essere riprodotto altrove: la possibilità di mettere un calice di vino dentro un’esperienza molto più grande.
A Sibari basta guardarsi intorno per capirlo. Il vino è lì, ma dietro ci sono le vestigia della Magna Grecia. Poco più in là ci sono il mare, i paesaggi della Sibaritide, le produzioni agricole e una cultura gastronomica che cambia da territorio a territorio. È su questa combinazione che la Calabria vuole provare a costruire una parte del proprio futuro turistico. La sfida vera comincia dopo Vinitaly Tra degustazioni, masterclass, wine talk, incontri con i produttori e momenti dedicati all’enogastronomia, la terza edizione di Vinitaly and the City entra così nel vivo. Per tre giorni Sibari diventa una grande vetrina della Calabria del vino.
Poi, ad agosto, toccherà a Reggio Calabria raccogliere il testimone con il debutto della manifestazione sullo Stretto. Ma la vera sfida, probabilmente, comincerà quando gli stand saranno smontati e le luci si spegneranno. Perché il successo di un evento come questo non si misura soltanto dal numero di persone presenti durante una serata. Si misura dalla capacità di lasciare qualcosa. Nuovi contatti per le aziende. Più turisti nelle cantine. Vini calabresi capaci di raggiungere nuovi mercati. Visitatori che arrivano per una degustazione e decidono di fermarsi per conoscere un territorio. È questa la partita che si gioca dietro i calici e le luci di Vinitaly and the City.




















































